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GIULIO SABINO
NEL SUO CASTELLO
DI LANGRES
^y'^mnmi S/erco
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO DELLA COMUNE
DI BOLOGNA
LA PRIMA VERA dell'anno 1824.
BOLOGNA
Coti Approvazióne.
ARGOMEN TO
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iS^ abino della città di Langres uomo per
nascita , e per ricchezze assai distinto j ebbe
in Moglie Eponina , la quale non solo in se
racchiudeva le più rare doti di spirito j ma era
anche per la sua avvenenza da tutti celebrata.
Or ne^ tempi in cui Ottone j, Vitellio^ e Vespa-
siano disputavansi V Impero j, Sabino guidato
dalla naturale sua ambizione osò d" aspirarvi ,
e fattosi salutare Imperatore dalla troppo fa-
cile sua nazione j rivolse le armi contro i Ro-
mani. Tale intrapresa ebbe un esito sjortuna-
10 ; alcuni de* suoi soldati presero la fuga , e
molti per non cadere nelle mani del nemico si
uccisero volontariamente . Sabino che avrebbe
potuto sottrarsi al grave pericolo j che gli so-
vrastava rifugiandosi in lontane regioni j prese
11 partito di nascondersi in alcuni acquedotti
affatto sconosciuti d' un suo castello , e di ri-
manere ivi finche i torbidi si calmassero. Egli
palesò tale suo divisamento a due liberti del-
la cui fedeltà non poteva sospettare e ordinò
loro ^ che per morto V annunziassero a chic-
chessia. Intanto per rendere più verisimile la
voce , che dai liberti dovevasi spargere ^ chia-
mò a se quei della sua famiglia , e da essi con-
^edossi dicendo , che per non incontrare un
ignominioso fine ^ erasi detej^minato a bere il
veleno. Quindi diede foco al castello jiel qua-
le dimoras^asi ^ che fu tosto ridotto in cenere.
T^enuta ad Eponina^ per mezzo di uno dei
liberti j V infausta nocella della molate del ma-
rito ^ abbandonossi al più gra^e dolore. Sabino
resone inteso non potè resistere alla compassio-
ne maritale , e fece togliere d inganno la con-
sorte da quel medesimo che fomentata a\>e^a
la funesta persuasione di lei . Eponina corse al
nascondiglio dello sposo , ed in appresso sn si
recò tanto di frequente j che alcuni esploratori
giunsero a scoprirlo j e fu di là tolto Sabino ^
che da Vespasiano Imperatore., ad onta delle
più efficaci preghiere della desolata moglie j
venne condannato in Roma alla morte.
Tutto ciò è tratto da Plutarco , da Tacito ,
e da altri autori . Intanto V inventore della
presente azione , secondo il costume , e le li-
bertà famigliari ai Drammatici , e rese oggi-
mai indispensabili ^ si è fatto lecito di fingere^
che Tito figliuolo di Vespasiano si porti con
alcune legioni a distruggere i langresi ribellij,
i quali trascorsi tre anni dopo la disfatta di
Sabino , as^evano di nuos>o prese le armi con-
tro V impero .
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INTERLOCUTORI
GIULIO SABINO
Signora Pesaroni Carrara Benedetta s
EMIRENA., creduta vedova di Giulio Sabino
Signora Ganzi Caterina.
TITO, Generale Romano
Signor Giordani Giuseppe Accad. Filar.
SERGESTE, Governatore di Langres
Signor Montresor Gio, Battista.
ERSINDA, sorella di Sabino
Signora Zucchi Giorgi Maddalena.
CAJO, già Liberto di Sabino
Signor Torri Alberto.
VARO, confidente di Cajo
Signor Ferrari Filippo.
Due figli di Sabino , e d' Emirena .
Soldati Romani.
Coro di Romani.
Soldati di Langres.
Coro di Cittadini di Langres.
L' Azione è nel Castello di Langres ,
e sue "vicinanze.
La Musica è espressamente composta dal Signor
Maestro TRENTO VITTORIO
Meml)ro dell' Istituto di Amsterdam ; Maestro del Collegio
di Venezia, e Socio di altre varie Accademie.
6
V ORCHESTRA É COMPOSTA DEI SEGUENTI
PROFESSORI.
Primo Vaiolino e Dìretlore cT Orchestra
Signor Parisiiii Ignazio Accad. Fil.
Primo yiolino Direttore e Compositore della Musica
del suddetto Ballo
Signor Maestro Yiviani Luigi Maria
Primo Violino Dirett. ordin. de"" Balli Primo de"" Secondi
Signor Giovanni Righi A. F. Signor Danti Cesare A. F.
Violoncello al Cembalo Primo Contrabasso al Cembalo
Signor Parasisi Gio. Battista A. F. Signor Bortolotti Luigi A. F.
Primo Oboe
Signor Berti Giuseppe
Primo Fagotto di Concerto Prima Viola
Signor Manganelli Gaetano Signor Ferrerio Carlo
Primo Fagotto di Rango Primo Flauto e Ottavino
Signor Bazzani Gaetano A. F. Signor Coppi Giacomo A. F.
Primo Corno Inglese
Signor Minozzi Pietro
Primo Corno di Concerto Primo Clarino
Signor Brizzi Gaetano A. F. Signor Avoni Petronio A. F.
Primo Corno di Rango ^- Prima Tromba
Sig»or Biglietti Gaetano A. F. Signor Brizzi Ignazio A. 5*.
Con altri 60. Professori della Città.
Direttore dei Cori
Signor Ferrari Filippo
Suggeritore e Copista della Musica
Signor Buttazzoni Gaetano
Maccìdnisia
Signor Ferrari Filippo
Attrezzista Proprietario
Signor Ru])bi Giuseppe
Capo Illuminatore
Signor Cappellani Silvestro
Capo Sarto
Signor Battistini Vincenzo
Berrettonaro
Signor Ma j ani Pellegrino
Parrucchiere
Signor Orlandi Giiol*m(i
MUTAZIONI DI SCENA
ATTO PRIMO
Ronne del Castello di Langres ec.
Del Sig. Ferri Domenico.
Spianata del Castello di Langres con Ponte
Del Sig. Professore Santini Francesco.
Orrido Sotterraneo
Del Sig. Ferri Domenico*
ATTO SECONDO
Appartamenti d^ Emirena
Del Sig. Ferri Domenico.
Orrido Sotterraneo j come nelV Atto primo
Del Sig. Ferri Domenico.
Veduta d"" una parte della spianata del Castello
suddetto
Del Sig. Professore Santini Francesco.
r
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Rovine del Castello di Langres. Tom infrante, ed
avanzi di antichi edifizj consumati dal foco. In fondo a
ministra sopra una piccola altura si vede il tempio di Mer-
curio, la di cui porta è chiusa . Incontro vi è il Mausoleo
di Sabino coli' Epigrafe
. Alla memoria di Giulio Sabino
Cittadini di Langres, che celebrano la memoria di Sabino,
che in quel giorno , tre anni prima , aveva incendiato quel
castello, e sì credeva perito per involarsi ag^li alleati di
Roma •
Varo ^ poi Cajo , indi Ersinda
Coro. Se Intorno al gelido
Marmo t'aggiri.
Ascolta i flebili
Lunghi sospiri.
Che il duolo esprimono
Del nostro cor .
Tu forte, e intrepido,
Cinto di gloria.
Fosti dei popoli
Il vincitor.
Ed ora misero
Non sei che polvere,
E il marmo gelido
Sacro è all' onor .
Cajo. Popolo al Ciel diletto
Triegua al dolor: Appunto in questo giorno,
E in questo luogo istesso.
Oppresso, ma non vinto
L' infelice Sabin rimase estinto .
Qui fra le tombe, e gli edifizj ardenti,
IO
L'estrema sua rovina
Le fe' incontrar la tirannia latina.
Ecco l'augusta sede indicando il Tempio,
Ove del ciel la voce , e regna , e tuona ,
E del popolo il fato
Palesato sarà in questa aurora ,
( Si taccia che Sabin pur vive ancora . )
Si oscura il cielo improvvisamente . Continui
lampi, e tuoni uniti al sibilo del vento.
Scoppia un fulmine , e i^edesi all' istante
aprire la porta del Tempio , dalla quale a
suo tempo esce Ersinda spaventata.
Coro . Oh ! colpo terribile ,
Oh ! caso funesto ;
Il cielo è già torbido,
Che giorno è mai questo ,
Il rombo del turbine,
I venti , che muggono ,
La terra che scuotesi ,
C'imprime terror.
Ers, Ahi ! qual destino , io gelo .
Popolo , amici , oh Dio I
L' oracolo del cielo
Contro di noi parlò ,
T^aro , Oh ! noi perduti
Cajo , Oh ! miseri
P^aro . 1 r^i
Ca'o I ^ ^ P"^^ sperar ci avanza
Ers, Perduta è la speranza.
Se non si placa il ciel .
Cajo , Dunque perir dovremo?
Coro, Nel campo almen si cada,
Cajo. Niun deporrà la spada?
Coro. Vittima ognun cadrà.
Cajo. Dunque a pugnar?
Coro. Si corra;
Varo. Dunque perir?
Coro, Si brama.
Er$, L' onor oggi vi chiama
Sabino a vendicar.
al
Tinti
Se nel Cielo il decreto è segnato
Che per noi sia tal giorno V estremo ,
Forti in campo pugnando morremo ,
Ma la morte gloriosa sarà.
Cajo» Amici il vostro ardire
È prova dell'amore.
Che serbate nel core,
Per r estinto Sabino, e pei suoi figli.
Più maturi consigli ,
Richiede in questo giorno il nostro stato j
E pria d' esporci in campo
Si esamini , si pensi
L'esito qual sarà di tanto ardire.
Ers. O vincere , o morire
Ognun che amò Sabino
Sempre pronuncierà simili accenti . -
Qui fra le torri ardenti,
E accese di sua man, coi cari figli
11 misero perì . La sconsolala
Vedova disperata,
D' inutili querele
Assorda V aria al. freddo sasso intorno ^
Pur di vendetta il giorno,
Abbenchè il Ciel si mostri a noi funesto
Forse non sarà lungi .
T^aro , Ah ! fosse questo .
Ers, V Esercito Roman forte ci stringe
Con assedio tiranno .
Cajo . E presago d'affanno
L' oracolo annunziò : ma qual s' ascolta
Squillo marzial ? s' ode un lontano suono di trombe,
Ers. Vedi S ergeste arriva
Affannoso , ed ansante .
Cajo . L' incertezza dell' alma ha sul sembiante .
1^
SCENA II.
Tutti incamminano ad incontrare Sergeste .
Sergeste con seguito di Soldati , e detti .
Grenerosl Guerrieri , udiste il segno
Che di pugna impaziente
Il Roman campo , a noi mandò ? Volete
Il cimento affrontar? Io, non temete.
Io vi precederò. Sfido l'ingiusto
Rigor deli' empia sorte ,
Che sul campo ai guerrier bella è la morte •
Ma a voi deboli, e pochi,
Pace consiglio . E folle
Orgoglioso pensier , l' esporsi incauti
Ad un certo periglio ,
SCENA III.
Emirena,e detti >
Eniir. Io, vedova di Sabin guerra consiglio,
Qual viltà! guerrier non siete?
A^oi tacete? Qual destino. al popolo,
L' ombra adunque di Sabino ,
. Sempre inulta resterà?
Serg. (Quale ardir, quant' è vezzosa.
Il furor la fa più bella .
Se nel campo amor m' appella ,
E chi mai non pugnerà . )
Sta sospesa in sen ^^^^^^5 alma
a 2
guest
-h 'm. n suo
E smarrito il . pensiero
mio ^
Sol per lui vendetta .
TI ^ • . 10 spero
11 suo cor pietoso ^
contenta ^,
E ailor morrò,
contento
Emlr. Che pensi?
Serg, Tu imponi
Emir. Al campo ...
Serg. Si vada,
Per te questa spada
Un fui min sarà .
Enùr* ( Che amante mi creda
Mi giova, m'alletta;
L' inganno , vendetta
Sperare mi fa .
Scrg* a 2i ] Quel labro, quel ciglio
J M' incanta , m' alletta ,
f E piena vendetta
^ \ Sperare mi fa .
Serg. Ite , volate al campo . i soldati col popolo partono
a destra.
Emir. E in campo io stessa
A Tito insultator, fra quelle schiere
Oppormi io stessa voglio .
Vegga che d' alme grandi
Non è fertile solo il Campidoglio .
Serg, Ma pensa .
Emir. Ho già pensato .
Serg. Almen poss' io
Lusingarmi idol mio,
Che disperso il nemico , alfìn vorrai ,
Le mie brame appagar?
Emir, Pugna da forte ,
Vendica quella/ tomba , indicando la tomba di Sa-
Serg. Intanto almeno bino
Dimmi se nel tuo core . * .
Emir. Tempo non è da ragionar d'amore. interrompen-
dolo con forza ,
Serg, ( Ah ! rampogna crudel . ) Vieni , si pugni
Per vincere , o morir . ( Tiranna sorte
Obbedisco al mio ben ; ma vado a morte . ) via
Emir, ( Utile è 1' amor suo
Alla vendetta mia . ) Tu vieni Ersinda
Mostriamoci nel campo.
Forse tremar faranno,
Benché sì fiera è l'Aquila Romana,
Di Sabino la sposa, e la germana, parie con Er-
slnda..
SCENA IV.
Cajo ^ Varo , ed alcuni Cittadini di Langrcs .
Cajo . .A.mici in un profondo
Deserto sotterraneo.
Co' suoi teneri figli a tutti ignoto
Vive Sabin ; di tanto arcano a parte
Neppur volle Emirena : Ei teme troppo
D' un femminile amor V incauto eccesso .
Per lei Langres oppresso
Fra poco gemerà. Stolto è l'ardire
Quando fiacca è la man . Sabino intanto
Vive sol noto a noi. Del suo perdono
Ei si lusinga in van . Ite , osservate
Della pugna il destin . Poi dell' amico
Nell'antro si discenda,
E chi fu il vincitor, da noi comprenda.
jp^aro . La nostra fatai sorte
Palese fece già V avverso Cielo ,
Nè ci resta in tal giorno altro che morte,
Cajo . Vanne pure mio fido ,
Ora è tempo di oprar, non di lamenti.
Varo . Vado , e dei tristi eventi
Che a noi oggi minaccia
Dell'avverso destin tutto il rigore,
Verrò dopo la pugna apportatore . parte con i lan-
Cajo . Ah ! SI già in questo punto gresi .
E feroce la pugna,
E scorre in mezzo al piano,
Il sangue dei langresi , e del Romano.
Nembo di polve innalzasi, s^erso il fondo osser-
Squillo di trombe io sento. sbando.
Ah ! che le schiere aflfronlansi
Nel mihtar cimento,
iS
B' armi , e d' armati ascolto
L' urtarsi , e il minacciar .
Numi se giusti siete
La patria difendete,
L' oppressa patria mia
Vi piaccia di salvar . \^ia .
SCENA V.
Spianata del Castello di Langres . Vasto ponte che conduce
dalla detta spianata al castello .
Escono i Romani vincitori ^ e cantano il seguente co^
ro , traendo i guerrieri di Langres prigionieri . Indi esce
Tito portato sopra le aste dei Guerrieri Romani y Serge-
ste, ÌEmirena , ed Ersinda lo sieguono.
Coro di 'T '>
Romani Xj Aquila del Tarpeo
Sempre trionfa in guerra;
Giove gl' appresta i fulmini ,
Passa, le schiere atterra,
E 1' universo attonito
L' impara a rispettar .
E quando al Campidoglio
Il volo suo raccoglie.
Ricca di vinte spoglie
Ritorna a trionfar.
Terminato il coro ^ esce Tito , e nel punto istesso
dalla parte opposta ^ alcuni soldati romani y
trascinando ferocemente vari prigionieri .
Tito. Olà. L'esempio mio
Secondi ogni guerriero.
Voi contro ai vinti a incrudelir non guido, ai sol-
Alzi natura il grido, dati.
E solo al vostro cor pietà favelli.
Sono i lauri più belli ,
Quando al valor V umanità s' unisce .
Dopo la pugna esser feroci, è vano.
i6
Non insulta gP oppressi un cor Romana .
La vittoria che intorno risuona.
Alle stragi un confine prescrive ,
Per chi nacque del Tebro alle rive ,
Dolce vanto è V usare pietà.
Pesano i lauri
Nel sangue tinti,
Di molir Buseri
In guerra estinti,
Se il crin circondano
D' un vincitor .
E quando intrepidi ,
Per gloria vana,
I guerrier mirano.
La strage umana ,
Sommesso a piangere
Solo è il mio cor ;
E detesto in tal momento
Della gloria lo splendor.
Incauti , e chi fu mai che vi condusse
A una pugna inegual?
Ers. Tito conosci
L'implacabile suora di Sabino,
Tua nemica , e di Roma , Io spinsi in campo
Il presago Sergeste.
Etnir. Io di Sabin la sposa.
Io le schiere animai. Se fausta arrise
A te la cieca sorte ,
Usa de' dritti tuoi , dacci la morte .
Tito . ( Che incanto di beltà ; benché nemica
Mi sorprende , m' alletta , e non so come
Mi sveglia in seno un foco . . . )
Serg^ ( Tito guarda Emirena
Ah ! di gelosa pena
Agitato mi sento il core in petto,
Che un amante fedele ,
Di tutto a palpitar sempre è costretto . )
Tito» Olà miei fidi, onore
Si faccia alla virtù. Abbia Sergeste
>7
DI Langres il comando:
Ma suddito a me sia , Bella Emirena ,
Libero alia mia tenda
Avrai l'adito sempre. Or va, ia mio nome, a Ser-
Pace prometti al popolo tremante geUe ,
Sul temuto destin .
Serg, (Pensa Emirena
A non tradire un core
Ch'arde per te d'amore;
0 trema . )
Emir* ( Incauto sei ,
Le minacce disprezzo ,
1 sospetti non curo.)
Serg* No non sarà di Tito 5 ai numi il giuro . parta .
SCENA V L
Tito ^ Emirena, ed Erslnda
Tito, Dove Emirena?
Emir. A piangere
Suir estinto consorte .
Tito . E pianger tu vorrai ... ?
Eniir. Fino alla morte, parte con
Tito . Oli ! donna sventurata , Eninda .
Che in mezzo a tanto duol, si fa più bella.
Per lei quasi d'amore
Sento accendersi il core . . .
Ah ! no , Tito guerriero
Il mondo non vedrà nel campo amante .
Ma quel divin sembiante
Nel petto ho già scolpito .
Cosa avverrà di te misero Tito . parie »
SCENA VII.
Orrido sotterraneo, che nei fondo guida ad altre ca-
verne, vi si scende per una scala incavata nel sasso. Nel
lato sinistro stanno appesi l'Elmo, e la Spada di Sabino.
Cajo con seguito di amici ^ quindi Sabino
dalle caverne interiori con i due figli .
Cajo . Oh ! giorno di dolor !
Coro. Presago il cor ne fu.
Vinse il Roman valor,
Pili libertà non v' è ;
Oh ! giorno di dolor !
Sab. E qual dunque speranza
Resta a tanti infelici?
L' usata mia costanza,
Sento che a vacillar comincia in seno ,
E mi par che ondeggiante
Sotto de' piedi miei s'apra il terreno.
Hai vinto o Ciel tiranno ,
Se palpita Sabino
Tutta 1' ira sfogò 1' empio destino .
Ah ! perchè novelli affanni
Tu mi rechi in questa tomba.
La marzial romana tromba
Dunque i vili spaventò?
Sotto al ferro dei tiranni ,
Perirete o figli amati . . .
Ah ! non mai , da me svenati
Pria cadrete, io poi morrò.
stringe un pugnale in atto di ferirli .
Ah! la man non regge, oh! figli
La natura al cor parlò .
Oh Ciel ! se d' un misero
Ascolti i lamenti,
Di questi innocenti
Deh! senti pietà.
^9
Di pianto ogni stilla
Ch'io verso dai cigli,
Di sangue o miei tìgli
Un lago sarà .
Amico porgimi a Cajo .
Pietosa aita.
La via m' addita
Miglior quaF è .
Tu fida scorta
Nel mio periglio,
Tu mi conforta
Col tuo consiglio ^
I figli affido,
Me stesso , a te .
Dunque Tito crudele
Al mio cenere insulta. Ah! dimmi almen«
La sposa , la germana
Dal furore dal Tebro
Si poterò involar? parla . . . rispondi.
Cajo . Erano al campo , ma per fatai sorte ,
Prigioniere restar dopo la pugna.
Sab. Oh ! germana , oh ! consorte . . .
Cajo, Dà triegua al tuo dolore.
Chi sa 5 forse vedrai che il vincitore.
Benché di lauri cinto ,
Potrà, se arride il Ciel , restar qui vinto.
Sab. E come mai, ti spiega?
Cajo, Non chiedermi di più.
Sab. Deh ! non negarlo ,
A un fratello, a uno sposo.
Palpitante smarrito . . .
Cajo, Piacque troppo Emirena, al cor di Tito.
Sab, Oh Ciel ! che dici mai ;
Come fu, come avvenne, e d'onde il sai^-
Cajo . A me Sergeste il disse ,
Che qui venendo l' incontrai per via .
Sab, A tal novella ria
Preparato non era ; io non resiSCo
Vendicare mi vo' , V elmo la spada
Sto
Io pur riprendo alfin . prende V Elmo ^ e la Spa-
da che pendono da un macigno,
Cajo • Ma senti , ascolta .
Sab, Più consigli non vo' , la Sposa infida
Si sveni a Tito in braccio . Amati figli ,
Più madre non avete ^
A te li raccomando.
Ah! forse il padre ancor, più non vedrete. via,
Cajo, Santi Numi del Cielo
Difendetelo voi. Figli venite;
Con lagrime innocenti,
Rendete al genitor i dei clementi . entra neW in-
terno del sotterraneo con i due ragazzi .
SCENA Vili.
Rovine del Castello di Langres come nella Scena prima .
Varo con cittadini di Langres poi Eniirena
Varo . -A.mici ai casi estremi ,
Un estremo rimedio oppor bisogna ;
Noi nel caso in cui siam, solo ci avanza,
Ai nostri mali oppor salda costanza.
Ma veggo V infelice
Vedova di Sabin , che a noi s' appressa ;
Benché dal duolo oppressa
Sembra il suo volto placido, e sereno;
Ma sarà nel suo core
Passeggera la gioia qual baleno.
Emir, Un aura che rassembra
L' aura del puro Eliso,
Dolce illusione appresta
Al mio spirto abbattuto .
Ove son ? . . chi m' arresta . . ?
E quale a me davante
Veggo larva importuna ,
Che in veste lunga , e bruna * >
Con tuono spaventoso,
Il cener mi rammenta dello sposo.
Ah! no, ombra adorata,
Cessa dal dirmi ingrata
Se piacqui al vincitore.
Che sempre al cener tuo sacro è il mio core .
Sposo rammentati.
Ahi più non è.
Vaneggio , e palpito
Avvampo , e m' agito ,
M' assale un tremito
Mi manca il piè.
Oh ! Ciel tu reggimi
Ne' miei deliri ,
Non ho più lagrime,
Non ho sospiri .
Coro . Par quasi stupida ,
E fuor di se .
Varo . Calma del duol V eccesso ,
Forse chi sa . . . lo spero,
Che il Cielo men severo
La pace a te darà .
Emir. Ma come , oh Dio ! parlate
Sarebbe forse ... oh ! pena ,
Coro. Il tuo dolor raffrena,
Barbaro il Ciel non è .
E min Ah ! di coraggio
Qual pura fiamma.
Di nuovo spirito
Tutta m' infiamma ,
E al cor la speme ,
Tornar mi fa .
Coro . atì'anno in gioia
Si cangerà .
S C E N A I X,
Varo, poi Sergeste.
Varo, Sventurata Emirena,
Continua, è la tua pena;
22
E se a te noto fosse ,
Che vive anche il tuo sposo ,
Brieve saria il contento ,
E in più fiero cangiarsi, e rio tormento» per par-
Serg. Varo dimmi, Emirena tire incontra Sergeste,
Dove trovar poss' io?
In van trascorsi il Castello d' intorno ,
Al suo termine è il giorno ,
Nè ancor m' incontro in lei .
P^aro , Molto non è .Signore ,
Che di qui si partì per quella via ,
Ma spesso qui tornar ha per usanza.
Serg. Ad incontrarla io vo'.
f^aro, Tito s'avanza.
Se nulla vuoi da me partir mi giova .
Serg. Fa il tuo piacer . T^aro parte . Oh come qui vien Tito
Agitato, e confuso;
Ah ! deciso è il mio fato ,
Egli per Emirena, arde d'amore,
E la tristezza in fronte ha del suo core.
SCENA X.
Tito con Soldati Romani, e detto.
Esce Tito guardando intorno il luogo, poi vede la
tomba di Sabino e dice dopo brieve pausa .
Tito ' marmo adunque chiude
Del ribelle Sabin le fredde spoglie?
La sconsolata moglie,
E fama che di pianto , e di sospiri
Porge largo tributo al freddo sasso .
Io qui rivolgo il passo ,
Per contemplar queste distrutte mura,
E par, che un'aura pura
In mezzo a tanto orrore
Porga di nuovo all' alma ,
Quella eh' io già perdei tranquilla calma .
Ombre . . . silenzio , . • amore
Reggete i passi miei
La pace eh' io perdei
Rendete a questo cor.
Serg, Signor perchè agitato
2'ito » Mille tumulti ho in seno .
Serg, c^^' conosca almeno . . •
Tito . Sappi . . .
Serg, Favella . . .
Tito. U fato
( Ah ! no parlar non vale
Si celi il mio dolor .
Serg. ( dubbi tar non vale
Quel core arde d' amor . )
Tito . Oh Cielo ! qui Emirena
Rivolge i passi lenti ;
Vieni, i suoi mesti accenti
Celato udire io vo'.
Serg. ( Chiaro con tali accenti
Tito si palesò.) si ritirano i^erso il fon-*
do della Scena.
SCENA XI.
Emirena esce dalla parte opposta alla Tomba ,
e si dirige a passi lenti v^erso quella . Ersinda
la siegue a poca distanza y e detti in 4^erva-
zio ne ' Poi Sabino dal fondo ^ e Cajo .
^e gustare un momento di pace
Puote un core dolente, ed oppresso
^ . ^ I ^ qiiel sasso la prova d' appresso
Ers. ^ ^ i Sacro al pianto di g^^^,^ fedel.
I Ombra cara dal placido Eliso
\ Vedi quanto il mio Stato è crudel.
Tito . Donna illustre , di pianto avanzandosi .
Finor versasti assai ;
Meco in E.oma verrai,
La più sicura . . ♦
Emir. *w van Tito lo speri .
Sabino sarà comparso in fondo alla scena alle pri-
me parole dirette da l'ito ad E mi rena .
Sab. Oh Ciel ! vedi l' ingrata a Cajo .
Col nemico ragiona . in atto di avanzarsi ^ ma Cajo
Tito . E se ricusi lo trattiene .
Trascinata in trionfo , . .
Emir. Ah! no, Tito non mai;
Lo domando al tuo pie , che idea d' orrore ,
Fra vili schiave andar mostrata a dito. $' inginoc-
Sab. Di Sabino la moglie al pie di Tito! chia .
S' avanza con la visiera calata sbarazzandosi da
Cajo, e strappa con disprezzo Emirena dai
piedi di Tito .
Emir. Qual voce !
Tito , Chi sei tu , scopri quel volto .
Non v' è per tanto ardir grazia, o perdono.
Sab. Grazia non chiedo a te. Sabino io sono.
Sabino alza la visiera . Tito resta compreso da
stupore . Cajo che nel tempo del dialogo avrà
mostrata V agitazione , si sarà avvicinato ad
Emirena , la quale allo scoprirsi di Sabino sa-
rà rimasta come stupida , indi si abbandona
fra le braccia di Cajo . Sergeste , ed Ersinda
guardano fissamente Sabino , restando come
persone a cui lo stupore abbia troncate le pa-
role . Sorpresa generale in tutti gl' altri ^ che
si ritrovano in Scena .
Coro. Giusto elei! Sabino in vita
Qual pJtodigio , qual stupore,
Fa tal vista in petto il core i
Ora forte palpitar.
Sab. Sabino io son . con forza a tutti .
Tu guardami ad Emirena,
Empia Infedel consorte,
Solo per te la morte ,
Qui vengo ad incontrar.
Emir. Oh Ciel !.. tu vivi? . . il core . . •
Sab. Spergiuro oggi s' e reso
!i5
(Io da stupor compreso,
Più che pensar non so . )
Sabin la tua germana . , .
Tutti nemici siete ,
La morte mia volete.
Crudeli io morirò.
Ma qual tumulto ascolto j
Olà miei fidi andate
Solleciti esplorate,
Di ciò ragion qual è .
partono alcuni soldati Romani j i quali
s' incontrano con altri che vengono
sulla Scena , e dicono .
Minaccia una sommossa
Signor la plebe stolta,
E di Sabin s'ascolta.
Il nome a risuonar .
In armi ogni guerriero
Pronto ai miei cenni resti,
Non sia eh' io piii m' arresti .
Vendetta si farà.
Il reo disegno,
L' ardire insano.
Ogni Romano
Punir saprà .
Il reo disegno,
L' ardire insano ,
Un cuor Romano
Perdonerà .
Per tal disegno
L' ardire e vano
L' empio Romano
Trionferà .
Al pianti ai prieghi
Ho chiuso il cuore.
Tutto è rigore
Non v' è pietà .
Se al pianto, ai prieghi.
Chiuso è il tuo core,
26
Ers. f Del mio dolore
Cajo , 1 Chi avrà pielk?
Sab* ^ ^ J Al pianto ai prieghi ,
JNon cangia il core»
Un vincitore
Senza pietà.
Tito. Olà sia quel superbo
Di forti ceppi avvinto .
Sub. L' empio destino ha vinto
Se Roma trionfò .
Serg. Signor pietà di lui
Cajo, Pietà di lui signore
Tito , Sol voci di rigore ,
Altro ascoltar non so .
Ers. Per queste amare la erri me , . . t •
Linir. Il pianto mio tu vedi , »
Sab, Ah ! voi di Tito ai piedi
Oh ! eccesso di viltà !
Tito* z\lma superba, e fiera,
D' ogni pietà mi spoglio ...
( Quel generoso orgoglio
Alto stupor mi fa . )
Sab, Di gelosia, di rabbia,
M'arde la fiamma in seno.
Eniir, Sposo uno sguardo almeno
Sab. Infida non parlar.
Tutti Oh! qual tunmlto ho in petto,
Non reggo a tanto affanno^
Mille in un solo affetto
Guerra nel cor mi fanno,
E già quest'alma oppressa.
Vicina è a delirar .
Coro. D'an^^or, d'onor, di sdegno
Fremon quell'alme ardenti;
Di noi , di lor deh senti
O giusto Ciel pietà.
Fine dell'Atto Primo.
ATTO secondo'
SCENA PRIMA
Appartamenti nel palazzo d' Emirena .
Coro di Cittadini Langresi ^ poi Sergeste»
Coro, Oh! patria misera,
Oh! quante lagrime.
Dovrai versar.
Oh quante vittime.
Per man dei barbari.
Vedrai spirar.
Serg, Ho d' uopo o fidi miei
Di svelarvi un arcano . Il nostro duce
Sabino è in libertà, io lo salvai, sorpresa di gioia
So che sul capo mio potrà il romano nei Langresi
Rovesciare il furor, ma sarò lieto.
Ed incontrar saprò con alma forte.
Per sì bella cagion, anche la morte.
Se al mio disegno ardito.
L'empio destin contrasta.
Io farò Roma , e Tito
Morendo anche tremar.
Miei fidi ah ! voi tacete ?
Coro* Di noi dispor potete.
Serg. D'ardir, di fede, ai posteri
Noi lascerem n>emoria;
S' acquista anche la gloria ,
Quando morir si sa.
Coro, Avidi sìam di gloria.
Ognun morir sapra.
SCENA SECONDA
Acquedotto come nell'Atto primo.
Sabino y E mi rena ^ e i due figli , poi Cajo r
Sab. Sposa amata perdona
Gl'ingiusti miei sospetti,
I tuoi soavi detti,
Dopo di tanti affanni,
Oh ! come dolci io sento in mezzo al core ,
Eniir. Solo per te , 1' amore
Riscaldò questo petto ,
E sorda a ogn' altro affetto.
Avrei con alma forte,
Pria la morte incontrata , '
Che tradire o Sabin, la fè giurata.
Sab, Basta, basta non più, di tanti affanni.
La memoria si perda.
Al sen di nuovo stringi
Questi, del nostro amor pegni veraci.
Emir, Di lagrime di baci
V'innondo o figli amati,
E quanto siano grati
Questi dolci momenti,
E '[ conforto che prova 1' alma mia
Ah ! chi madre non è non sa che sia .
r Dopo si lunga vita
Sab. I Passata in pianto , e in duolo ,
Emir, ^ ^ i Reca un istante solo ,
l[ Al cor felicità .
Emir, Oh ! figlio ... oh sposo ... oh giorno !
Sab, Ah! sposa, oh! figli... in petto
Mi scorre un tal diletto ,
Che io non so spiegar,
Emir, Giorno per me felice,
Sab, Giorno per me beato,
Emir. Io t'amo,
Sab. Ed io t' adoro :
y Oli! dolce accento, e grato,
^ ^ ( Tornalo a replicar .
Emir. Io t' amo
Sab, Ed io t' adoro
Emir. Mio sposo
Sab. Mio tesoro
Emir. Oh! gioja
Sab. Io vengo meno ,
Sab. ( Deh vieni a questo seno
Emir. ^ \ Parte di questo cor.
SCENA TERZA
Veduta d' una parte della spianata del castello
di Langres . Tenda di Tito .
Sergeste j ed Ersinda.
Serg. A.mata Ersinda, appieno
Oggi vidi , e conobbi i falli miei ;
Mi puniscan gli dei
Se al labbro mio non corrisponde il core.
Ers, Ti credo , e del tuo amore
Convinta son; ma oh Dio!
Ora tremar degg' io
Per te , più che per altri , e se palese . . .
Serg, Dell' ardite mie imprese ,
Forse il Cielo garante è in questo giorno .
Qui fra poco ritorno
Tito farà , e allora
Cercherem per Sabin grazia, e perdono.
Ers. Ma che fu d' Emirena?
Serg. Qui la vedrai fra poco .
Ers. Dimmi, sa che Sabin libero sia?
Serg. Fu prima cura mia
Di palesare a lei simile arcano.
3o
Appena fia qui giunta,
La grazia cercherem , e forse io spero , . .
Brs. Ma se Tito severo ,
Ricusa ai nostri prieghi . . .
♦fcrg*. La grazia ei pur ci nieghi .
Ma libero è Sabino,
E sopra il capo mio
Solo Tito potrà , con rabbia insana
Tutta sfogar la tirannia Ptomana :
Ma libero è Sabin ciò basta a noi ,
Libero appieno in braccio ai figli suoi .
lErs» Di me più sventurata
Può trovarsi nel mondo?
Un momento giocondo,
Che prova questo cor, tosto si cangia
In affanno , e tormento
E i palpiti di morte in pelto io sento.
Se spiegare il mio dolor
Io potessi a te mio ben.
Sentiresti entro del sen ,
Per pietà languire il cor.
Se il destin si cangerà
Lieta allor con te sarò.
Se la morte tua vorrà.
Io con te morir saprò,
Serg. Mira, Tito s'avanza.
Richiama intorno al cor la tua costanza .
SCENA QUARTA
3i
Tito, e detti.
Esce Tito pensieroso dalla sua Tenda , s' avanza lenta-
mente y non vedendo Sergeste , ed Ersinda , i quali si
saranno ritirati un poco indietro,
Tito . C^ual tumulto d' aflFetti
Fanno nel seno mio guerra funesta j
In così ria tempesta
Non ho chi mi soccorra, o mi consigli.
Qui sol miro perigli,
E tale è la vicenda
Che d' alta maraviglia
Tutto il cuore m' investe^
Quai contrade son queste ^
Qui tutto appare inusitato , e nuovo
E più Tito in me stesso io non ritrovo .
Ers. Di Tito al pie , dolente s' inginocchia e Tito le fa
La suora di Sabin ecco si prostra, cenno d'alzarsi .
Pietà per lui domando .
»Signore ai giusti prieghi
Ove trovar pietà se tu la nieghi?
Serg. Sergeste, che a te fido
Sarà sempre o Signore,
Anche implora pietà dal tuo bel core .
Tito. (Tutti chiedon Sabin, solo Emirena
Io non vedo al mio pie . ) Di voi mi duole ,
Ma il dover mio richiede
Cile alle rive del Tebro
Sia condotto Sabin ^
Là soffrirà la meritata pena.
33
Eniir.
Tito.
Coro di
Romani
Tito .
Coro .
Eniir. Cajo,
Serg. Ers.
Coro .
Tito .
SCENA QUINTA
Emirena , Cajo , e detti .
Uscirà Emirena all' ultime parole di Tito .
Se morirà Sabin , morrà Emirena .
Che se a tanto mio duol negar lo puoi ,
Spirerò di mia mano ai piedi tuoi .
Ali! no bella Emirena
Si fiero non son io ,
Se vedessi il cor mio . , .
Per or nulla prometta ,
Le patrie leggi , e il mio dover lo vieta ;
Il tuo dolore acqueta,
E di salvarlo a me lascia la cura
Senta tutta nel cor la tua sventura .
Signor tradito sei.
Sabino è già disciolto ,
E fu dal career tolto ,
Da un empio traditor .
Quanti a tradirmi siete ,
Chi lo salvo?
Sergeste
Pietà
Coro di
Romani .
Eniir. Serg.
Cajo, Ers,
Mora
Tacete .
Tu m' ingannasti o perfido . a Sergeste .
Si cerchi il traditor . ad alcuni soldati i
quali partono .
Tergi le finte lagrime , ad Emirena .
Non credo a quell' affanno ,
Chi mi bx'amò tiranno
Tiranno mi vedrà .
( Troppo è fatai quel pianto ,
Quasi cangiar mi f a . )
L' usar pietà coi perfidi ,
Sarebbe ora viltà .
Vedi le nostre lagrime ,
Siam degni di pietà .
33
SCENASESTA
Acquedotto .
Sabino con i due Jigli ^ poi Emircnn ,
indi Tito con seguito .
Sab. Ei troppo grave pena
Questa cruda incertezza,
Abbenchè F alma avezza
Sia da lunga stagion sempre a soffrire
Ah ! SI meglio è morire ,
Che passare una vita
In questa tomba, e in cosi fier tormenti.
Ma di voi che sarà figli infelici
In preda dei nemici
Lasciarvi oh Dio ! è gran pena . . .
Ma oh Ciel ! ecco Emirena
Agitata confusa ; ah ! il cor presago
Fu di sinistro evento . . .
Emir\ Ah ! sposo ... io posso a stento . . .
Proferue gli accenti ... e tanto il peso . . .
Sab. Taci non proseguir tutto ho compreso,
La mìa morte è segnata:
Ebben cosi placata
•Sarà r avversa sorte ,
Sollievo è del mortai spesso la morte.
Eniir, Ah ! sposo , o cari figli . . .
Sab. Ma qual fragor . , .
Efuir. Fuggiamo .
Sab, Fuggire , e come , e dove . . ,
Ecco che a noi s' appressa
L' insultator Romano .
Tito . Perfidi , di fuggir tentaste in vano .
Nel momento che Tito pronuncia queste parole
daW alto della scala , Emirena gli presenta i
figli in atto suppliche^'ole . Tito dopo il primo
impeto di furore si mostra commosso alla vi-
sta dei fanciulli .
34
Tito.
Sab,
Emir,
Emir.
Sab.
Emir,
Sab.
Tito .
Sab,
Emir,
Sab,
Tito,
Emir,
Sab,
Tito.
Emir,
Tito .
Emir,
Sab.
Tito .
Giusto Ciel che colpo è questo .
Farmi un sogno, e il credo appena,
Ah! non regge a tanta pena,
La costanza del mio cor.
Ah ! sì questi innocenti
Pietà signor ti fanno, accennando i due
Ah ! si eh' io non m' inganno fis^^-
Tito ha pietoso il cor.
T'accheta, in van tu prieghi.
Ma Tito ha il core umano,
Rammenta, che un Romano,
Che sia pietà non sa .
Ebben qual tu mi vuoi
Sarò crudel.
Non temo
Pietà
Disprezzo
Io fremo.
Di sdegno, e di pietà.
Oh Ciel ! che ognor pietoso
Vegli su noi mortali.
Conforto a tanti mali
Speriam solo da te.
(Esser vorrei pietoso,
Mi duol della sua pena ,
Ah! misera Emirena,
Che mai sarà di te . )
Ah! Tito men severo.
Quel core è troppo altero . indicando Sa^
Ma padre egP è bino .
Io sono . . .
Indegno di perdono
Se Podio hai sempre in cor.
a 3
Un vortice d'affanni Non è non è soffribile
S' aggira nel mio seno , Il duol che 1' alma prova .
Ah! m'uccidesse almeno, E strana è cruda è nova
Ah! perchè vivo ancor. La pena del mio cor.
Tito parte , seguito da Emirena Sabino , e i
due figli in mezzo ai soldati .
a 2
35
SCENA SETTIMA
Spianata del Castello con tenda di Tito . Sentinelle alla ,
tenda, in fondo altri soldati sotto le armi.
Sergeste , Ersinda , Cajo .
Ers, I^er te Sergeste il core
Sol mi trema nel seno.
Serg. Io son tranquillo appieno.
Se liberai Sabino
10 feci il mio dover, ne in cor già sento
Rimorso dell'eccesso,
E potendo farei ancor l' istesso .
Ers, Ma intanto d'Emirena, e del germano
Nulla finor ci è noto, e la mia mente
Immersa è in funestissimi pensieri .
Serg, Noi siam qui prigionieri;
Dunque nulla di lor saper possiamo .
Cajo. Tito segui Emirena
AUor che disperata.
Per V evento accaduto ,
11 passo di qui volse ,
E se incauta ella corse
A ricercar lo sposo . . .
Ers, Ah ! faccia il Ciel pietoso ,
Che di Sabin 1' asilo
Scoprir non possa Tito .
Cajo, Se Emirena ha seguitò
Tutto a temer ci resta , e a me poc' anzi . . •
Più non giova tacer , Varo mi disse
Che d' Emirena i pas^si
Tito esplorar facendo ,
Di Sabino V asil potè scoprire .
Ers. Ah ! meglio fia morire
Se a tante pene opporre
Più non vai la costanza .
Serg, Oh ! vista qui s' avanza
Emirena , Sabino , e i figli suoi .
ss
SCENA OTTAVA
Sabino , Emirena , coi figli vengono scortati dai soldati
Romani , i quali si ritirano verso il fondo ^ e detti , Fa-
ro y e molti cittadini di Langres sieguono Sabino .
Ers, Ah! Germano
Cajo. Oh! Sabin
Serg. Oh ! dolce amico .
Sab. Vuole il destai nemico
V infelice famiglia di Sabino
Oggi appieno distrutta.
L* ira del Cielo tutta
Sopra del capo mio vedo piombata.
Emir. Io fui , io fui spietata ...
Io la morte ti appresto ,
Maledico , detesto . . .
Oh Cielo ! a tanto affanno
Quelli che non han cuor pianger non sanno .
SCENA ULTIMA
j4l suon di Militari strumenti si vede la truppa Romana
schierarsi in fondo alla Scena . Nel tempo che dai Ro^
mani cantasi il Coro , esce Tito dalla parte che è com^
parsa la truppa. Cajo , Ersinda , Sergeste ^ Varo ^ E^
mirena coi due figli al fianco , e tutti i langresi si
pongono in ginocchio in atto supplichevole . Sabino solo
resta in piedi. Tito commosso a questa vista gli fa cen"
no che 5' alzino . Tutto ciò deve eseguirsi nel tempo che
il Coro canta , finito il quale Tito dirli . *
Coro .
loria del Tebro è Tito
L' ammira il mondo intero
Perchè al valor guerriero
Unisce la pietà.
* Tito . ( Stelle ! a tal vista non mi regge li core )
Cajo . Tito , pietà .
Siirg. Signore
^7
Non per me, per Sabino
Imploro la pietà.
Emir. Fa di' io non pricghi in vano *
Ers, Ah ! salvami il germano .
Eniir, E ancor resìsti?
Ers. E ancor pietà non senti?
Emir, Deh ! non far eh' io lo miri al suolo estìnto . . .
Tito, Più non regge il mìo cuore, avete vinto.
Libero è il tuo consorte .
Emir. Oh! gioia.
Cajo . Oh ! giorno .
Ers, Oh! mìo contento.
Serg, Oh! sorte.
Tito. E Sabino ancor tace?
Sab, Prima eh' io parli, esponi
Se la vita mi doni, *
O la vendi , e a qual prezzo ,
Poiché rammento che rivai mi sei.
Tito . Estìnto io ti credei .
Cogliere solo allori,
]Non talami insidiar ha per costume,
Chi nacque in Roma, ed lia il valor per nume.
Ama la patria mìa, e allor vedrai . •.
Sab, Io tanto 1' amerò quanto P odiai .
Ah! che vicino a morte.
Di marito, e di padre
L' onnipotente afletto
, Piombò sull'alma, e cangiò il core in petto.
Se in gioia le mie pene
Per te cangiar potei,
Al pari degli Dei
Signor t'adorerò.
E a Roma, a te lo giuro,
Sempre fedel sarò.
Al seno strìngere
Dopo i perigli.
La sposa tenera ,
Gli amici , i figli
E tal delizia ,
Che ugual non Iiìr.
38
Coro . f E tu il Nume sei benefico a Tito
Tuia, meno l p^jj sua ^ j
lUo , C mia
Tito . Ah ! la sento anch' io nell' anima
Questa tua felicità.
Sah. Eterni i lauri
Su le tue chiome.
Famoso ai posteri
Ne andrà il tuo nome,
L' onor dei secoli
Sempre sarà.
FINE.
L A
CONQUISTA DEL PERÙ
BALLO EROICO-TRAGICO
IN SEI ATTI
COMPOSTO E DIRETTO
GALZERANI GIOVANNI
COIH MUSICA ESPRESSAMENTE COMlPOSTA
DAL SIGNOR MAESTRO
VI VI ANI LUIGI MARIA
DI FIRENZE,
43
eggeva Carlo i destini della Spagna ,
quando alcuni de suoi sudditi volontari gli si of-
frirono -per la conquista dell' America . Con tali
esibizioni trovandosi prei^enuto il Monarca ne* prò-
pri desideri non tai dò ad accudirvi , ed anzi to-
sto designò ad ognuno di coloro quella porzione
di quei inasti e ricchi Stati che più, credette con^
veniente al rispettivo ingegno ^ e valore per la ese^
cuzione del progetto . Navi , Truppe , ed armi si
affidarono ai novelli Duci ^ e nel iSs»^. la spedi"
zione fu compita , Il pj-inio che sciolse le vele fu
Fi ancesco Pizzaro , assieme a Carlo suo fratel^
lo , e Diego d yJlmagro , e con fortunata solleci^
tudine solcando i mari ^approdò esso alle spiagge
del Perù nelle vicinanze di Quito altra delle
quattro Capitali di quel grande Impero ove j-isie-
deva un He . Giunto così nel luo^o di sua desti--
nazione , uomo prudente qual era , quantunque
rozzo ed illetterato , volle da p! ima esplorare le
forze del Popolo che sottomettere voleva^ e co--
nosciuto essere di gran lunga superiori alle sue
che consistevano in duecento Fanti , sessanta Ca-
valli ^ e dodici piccoli pezzi d' jtrtiglieria ^ risolse
di prima superarle coli arte . Di fatto , con simu-^
late proposte d alleanza inviate al Regnante di
Q^uito ^ giunse il Duce Spagnuolo ad ottenere co^
me amico l ingresso nella Città in unione alle di
Lui Truppe . Giunto a tal segno , e preso il mo--
mento in cui tutto il Popolo era raccolto in fc--
44
stevole pompa per assistere alla solenne ceremo"
nia che chiudere doveva il grande trattato che
univa due popoli come fratelli , Pizzaro spiegato
il Vessillo della Spagna anulla le avanzate propo-
ste e dichiara di volere soggetto al quinto Carlo
il Regno di Quito . Questo fu il primo segnale
delle guerre che in seguito afflissero quelle con-'
trade , che alla fine cedettero al imlore SpagJiuo-
lo , e diedero ricca , e continuata messe al /^m-
citore .
// celebre Kotzebue da questi storici avveni-^
menti bene unendovi alcuni fatti romantici , ne
trasse una Tragedia conosciuta col titolo: La mor-
te di fiolla ; e sulle tracce di questa ho segnato
il seguente Ballo , ciò soltanto allontanando per
necessità che mal converrebbe alla Mimica troppo
circoscritta ne* modi di esprimersi ,
Benché da più tempo avessi ideato questo qua-
lunque siasi mio lavoro , mai però l ho mandato
ad esecuzione . Questa è la prima volta adunque
che sulla scena viene prodotto , e per mia sorte
al cospetto di un Pubblico quanto intelligente al-
trettanto cortese^ cosicché posso lusingarmi a tut--
la ragione di quel esito favorevole che desidero
non su me ^ ma su Voi soli fidando .
Giovanni Galzeran i .
45
PERSONAGGI
PEllUVlANr
ATALIBA, Re eli Quìto
Signor Giuseppe Mangini .
ROLLA, Duce dei Peruviani, intimo amico di
Signor Angelo Lazze re schi ,
ALONSO , Spagnuolo rifu^^iato in Quito
Signor Giovanni Bianchi.
COR.A , consorte di Alonso
Signora Mariella Zanipucct .
FERNANDO, piccolo figlio di Alonso, e di Cora
Signora Gesualda Galletli .
ACILOE , sorella di Rolla, ed amica di Cora
Signora Gaetana Galzerani.
Sacerdoti j g^^^ _
Vergini J
Cacichi — Guardie Reali == Popolo*
PERSONAGGI
SPAGNUOLI
PIZZARO , Duce supremo dell' armata Spagnuola
Signor Giuseppe Villa.
CARLO, di lui fratello, amico di Alonso
Signor Odo ardo Chiocci da. .
ALMAGR.0 , altro Duce Spagnuolo
Signor Pietro Canipilli .
tlFFlZlJiLt.
Soldati di Fanterìa.
Soldati di Cavalleria»
V anione succede in Quito , altra delle quattro
Capitali del Perii ^ e nelle sue vicinanza .
'A
BALLO
Primi Ballerini Seri
Signori
Villa Giuseppe Chioccliia Odoardo Campilli Pietro
Zampuzzi Manetta Luzzi Teresa Campilli Elisal.)etla
Primi Ballerini per le Parli
Lazzaresclii Angelo Galzerani Gaetana Mangini Giuseppe
Primi Ballerini di Mezzo Carattere
Bianclii Giovanni Viotti Emanuele
Peghin Augusta Androvet Maddalena Piomanelli Marianna
Primi GroiLescìli
Bedello Antonio Alleva Antonio
Prato Maria Hebert Giacomo
Secondi Ballerini
Coppini Antonio Bustini Alessandro
BalJauzi Anna Lang Orsola
Altri Ballerini per le Parti
Bettini Giuseppe Baldanzi Serafino
Ballerini di Concerto
Crescentini Irene
Borsi Giuseppe
Coppini Gioachino
Galletti Gaetana
Borretti Giovanni Sciaccaluga Francesco
Mauri Giovanni Borgiotti Massimiliano
Bravosi Paris Bustini Carlo
Albini Giuseppe Malpezzi Biagio
CoHin-a Giuseppe Gualdesi Domenico
Bedello Maddalena Gandini Luigia
Verati Bosa Alleva Rosa
Vallotti Teresa Pedistelli Francesca
Bartolini Carolina Borsi Diega
Gandini Paola Sciaccaluga Giovanna
FìgUranìe
Aureli Silva Silani Teresa
Bedetti Giulia Frascli-elti Catetina
Per le Parti da Ragazzo
Galletti Gesualda
Aìlri Ragazzi per le. Parti
Mancini Adelaide Tartarinl Gaetana
Mingardi Alfonso Mingardi Rita
Giusti Teresa
]Nichetti Angiola
Galletti Baccliele
Mancini Carlo
Con NJ^ io. Bandisti j 8o. Figuranti ^
c Truppa di Cavalleria .
MUTAZIONI DI SCENA
ATTO PRIMO
Vasta Pianura
Del Sig. Burcher Gaetano.
ATTO SECONDO
Ampia Caverna
Del Sig. Ferri Domenico.
ATTO TERZO
Piazza della Città di Quito
Del Sig. Ferri Domenico.
ATTO QUARTO
Interno di un Palazzo di delizie
Del Sig, Ferri Domenico,
ATTO QUINTO
Montuosa praticabile
Del Sig. Ferri Domenico.
ATTO SESTO
Interno del Tempio del Sole
Del Sig, Ferri Domenico-
ATTO PRIMO
49
Vasta pianura circondata da amene colline . Da un
lato , magnifico ingresso al Tempio del Sole .
vAtaliba circondato dai Primati, e dalle Guardie > i
Sacerdoti e le Vergini sacre , non che il Popol lutto , in
variati gruppi disposti , attendono con giuliva impazienza
lo spuntare dell' astro apportatore del giorno , onde dar
principio allo solenne Rajmi (^^ . Appena il grande Piane-
ta comincia ad apparire che tutti gli astanti , da devoto
zelo compresi, o a terra umiliati si prostrano, od al na-
scente loro Nume stendono pregando le braccia , o rive-
renti attendono , ed assistono alle cerimonie che dai sacri
Ministri si celebrano . — Una danza generale spiega la co-
mune allegrezza , conseguenza della solennità di tal giorno.
Frettolosi ed atterriti giungono intanto alcuni Peru-
viani , ed annunciano che un Corpo di Truppe straniere si
avanza verso quella parte . Alla gioia comune subentra lo
stupore e l' agitazione ^ ma 1' arrivo di Rolla ricompone gli
animi , facendo palese che il Duce di queir Armata , non
ad altro fine muove verso quei luoghi , che per avere a-
michevole udienza dal P\e , col quale desidera stabilire
pacifica alleanza. Ataliba , malgrado alcune rimostranze di
Alonzo , aderisce alla richiesta 5 impone ai suoi di rispet-
tare gli stranieri , e manda un Araldo ad annunciar loro
che gli attende. Ordina che tosto ricchi doni si preparino
da olfrirsi ai novelli amici , e nel mentre si adempiono i
Sovrani cenni , i Sacerdoti apprestano 1' ara , ove compie-
re il giuro solenne di pace .
Accompagnato dai suoi Uffizìali , e da alcune Guardie
a Cavallo, si avanza Pizzaro , portando nella destra un ra-
mo di ulivo . Egli con Almagro , e Carlo discendono , ed
(*) Raymi dicevasi la più solenne delle quattro feste annuali die cclebia-
vansì dai Peruviani, e questa all' eyeuieuza del solstizio boicale.
5a
al Re di Quito si presentano il quale festivo gli accoglie,
e gl' invita ad accettare le oiTerte , che loro fa presentare.
Pizzaro esterna la sua soddisfazione per 1' accoglienza che
si pratica verso lui , e le sue genti , alle quali impone di
discendere dai loro cavalli. Stupiscono gii Spagnuoli alla vi-
sta dei preziosi doni, ed intanto Ataliba per convalidare
la sua promessa di pace , si accosta all' ara onde chiamar-
ne il Nume in testmionio ; ma Pizzaro nelP atto stesso ,
spiegando d' improvviso il Vessillo Spagnuolo , impone al-
l' Incas che giuri pur anco vassallaggio al suo Re . Freme
Ataliba alla proposta , il popolo resta sorpreso ed atterri-
to . L' incertezza è generale , allorché Rolla fiero si avan-
za, ed a nome del Monarca , e del popolo protesta che
giammai sarà per accettarsi V indegno patto . Pizzaro insi-
ste nella pretesa; V alterco s' inoltra , per cui gli Spagnuoli
rimontano i loro destrieri , snudano i ferri , e si pongono
in atto di battaglia. Ataliba arresta il furore dei suoi, i
quali già stanno per iscagliarsi sopra i Spagnuoli, e Pizza-
ro conoscendo l' ineguaglianza delle sue forze in tal pun-
to, dopo avere invano rinnovate minacciosamente le sue
diniande , si ritira coi suoi . Ciascuno dei Peruviani si ani-
ma alla pugna . S' inalbera lo stendardo degl' Incas , e tut-
ti corrono all'armi. Cora agitata, ora al consorte si rivol-
ge, e lo prega ad aver cura di sua vita, ora all'amico
Rolla s' appressa , ed Alonzo gli raccomanda . Non altro
vede , e sente il primo che il periglio di un Monarca , che
io ha cotanto beneficato. Apprezza V altro i voti dell' ami-
cizia , e dal canto suo tutto promette . Giungono da ogni
lato turbe di Peruviani armati , ed il Re dichiara Duci del-
l'esercito Rolla ed Alonzo. Commovente distacco dei Guer-
rieri dalle loro famiglie, commovenùssimo quello di Cora
e del consorte , nel compiersi del quale chiama quest' ul-
timo a se Rolla , lo abbraccia ^ e lo costringe a promet-
tergli che , caso dovesse perire in battaglia , diverrà ma-
rito di Cora , padre del suo figlio . L' amico con ribrez-
ao, e quasi violentato acconsente. Tutti partono.
1
5i
ATTO SECONDO
Ampia caverna , dal fondo della quale si scorge
folto bosco . Angusta grotta in prospetto .
Ije donne Peruviane coi loro fanciulli, ivi rifugiate,
esternano il loro dolore , ed invocano 1' assistenza del Nu-
me nella loro deplorabile situazione . Cora è pure fra que-
ste , che stringendo al seno il figlio , e desolata di lagri-
me bagnandolo , per lo pericolo del consorte , diviene l'og-
getto più interessante di sì commovente adunanza . 11 rim-
bombo del Cannone, quantunque in lontano accresce lo
spavento , che totalmente si compie allo spesso attraversar-
si del bosco da molti Peruviani in disordme , alcuno dei
quali s' introduce nella Caverna , e narra V avvenuta loro
sconfilta. Scorrono appena pochi istanti, che giunge Ata-
liba ferito in un braccio , e scortato da pochi dei suoi , i
quali tosto lo lasciano alla cura delle Donne , e ritornano
ad affrontare il nemico , onde assicurare colla propria vita
lo scampo al Re . — Cora assieme alle altre compagne s'a-
doprano a prestare soccorsi al languente Monarca , e lascia-
no la ferita , mentre egli loro narra le sventure della pu-
gna. Odesi più da vicino lo strepito dell'artiglieria, ed il
terrore su d' ogni volto si maaitesta . Un giovinetto entra
spaventato , e racconta che dalla cima di un albero , ove
erasi arrampicato per osservare l'esito della battaglia, ha
veduti disperdersi i pochi avanzi di truppa Americana , ed
inoltrarsi gli Spagnuoli verso quell' asilo . Sì tristo annun-
zio induce Cora a supplicare il Re di nascondersi entro la
grotta, onde sottrarsi alle ricerche nemiche. Noi vorrebbe
Ataliba, ma conviengli cedere alle fervide istanze, ed ap-
pena entralo , giunge Pizzaro con uno stuolo dei suoi , e
cerca dovunque, per rinvenire il Re di Quito ^ ma cono-
scendo vane le indagini , fa circondare le rannate Donne ,
alle quali impone di palesare all'istante l'asilo di Ataliba.
Suir esempio di Cora , ferme si ricusano tutte , ne valgo-
no a rimuoverle minaccie di tormenti e supplizj . Fatto più
fiero Pizzaro^ dalle replicate femminili ripulse , ordina ai
52
suoi di trucidare i fanciulli anche in grembo alle loro ma-
dri. Già i feroci satelliti si accingono all'esecrabile impre-
sa, e già ormai le Donne, quantuntjue fatte di se mag-
giori , per lo periglio della prole , sono vicine a soccom-
bere; quand'ecco impavido sul limitare della grotta si mo-
stra Ataliba , e segna che si sospendano le minacciale stra-
gi, giaccliè si oflre egli stesso al Vincitore. L' Ispano Du-
ce gioisce al vedersi pronta la sua preda , ma nel punto
d' impossessarsene , e seco condurla , un improvviso giun-
gere d' armati Peruviani guidati da Rolla , costringe Pizza-
ro ad occuparsi in difendersi : vieppiù crescono le genti
Americane che imperversano tosto , ed attaccano gli Spa-
gnuoli, i quali di ciò non prevenuti, far uso non ponno
delle loro armi , e sono costretti a soccombere uccisi ^ o
prigionieri, pochi soltanto, fra i quali Pizzaro , hanno la
sorte di salvarsi con la fuga, ma però inseguiti dallo stes-
so Rolla, coi suoi Guerrieri. Le genti tutte quivi rimaste ,
ogni funesto evento dimenticando , in segno di esultanza
vera , sulle loro braccia portano lo stesso Pie come in trion-
fo a Quito .
ATTO TERZO
Piazza della Città dì Quito .
Il popolo esultante accorre per ogni dove ad incon-
trare il suo Pie , il quale preceduto dai Guerrieri Peruvia-
ni , al suono di giuliva marcia , si avanza trionfante . 11
comune gaudio si aumenta all' apparire sulle contigue emi-
nenze le vittoriose truppe di Rolla ed esso stesso che
portando lo stendardo degP Incas , apre la via ai Prigio-
nieri Ispani. Si avanza il prode, ed al Monarca vuole pro-
strarsi , ma questi glie lo impedisce , e fra le proprie brac-
cia lo serra , manifestandogli la piìi viva riconoscenza , e
donandogli un Sole di ricche gemme , che dal proprio pet-
to si toglie , ed al suo lo appende. Cora nel frattanto scor-
re anziosa le file tutte dei Guerrieri , chiedendo e cercan-
do il suo Alonzo, ma invano, mentre niuuo sa dargliene
5S
novella . U Re persino , e Rolla altro conforto non danno
all' insistente Donna che fievoli lusinghe , cosichè essa im-
paziente vieppiù , da quei luoghi con disprezzo si toglie ,
e verso l' eminenze s' incammina , onde fra le schiere cola
rimaste , procurare di sapere ciò clie ancora fatalmente i-
gnora. Non sì tosto si è Cora allontanata, che giungono
alcune Guardie, e recano ad Ataliba l'elmo di Alonzo, ed
in uno r aunuQzio della di lui prigionia presso V inimico •
Sì trista nuova cangia in lutto la comune gioja ; Rolla pe-
rò non si smarrisce ^ ed anzi tutti cerca di confortare , ma-
nifestando voler tosto correre a liberare V amico ; ma il R.e
gli vieta sì generoso divisamento che seco porterebbe gran
rischio, senza poter produrre l'effetto desiderato, e piut-
tosto vuole si prescelga di ricomprare la libertà di Alonzo
con tanti, e sì ricchi doni da spedirsi tosto al Duce Spa-
gnuolo , che non saprà negarvisi. Ciò appena fatto palese,
Ataliba si ritira , onde farlo eseguire . Rolla ivi rimasto
ritorna al suo primo pensiere di adoprarsi colla propria
persona , per la liberazione dell' amico , non troppo fidan-
do nel progetto Reale , e mentre ondeggia nell' incertezza
del partito da scegliersi , se gli presenta di nuovo Cora ,
la quale adopera li più insinuanti > e convincenti modi >
onde indurlo a palesargli il destino del marito . Costernato
il Duce all' improvviso incontro , solo risponde con modi
ambigui, e confusi, che viepiù spaventano l'infelice, e la
rendono persino dubbia che ancor sia in vita l' unico og-
getto cui il suo cuore anela ; non cessa perciò dalle pre-
ghiere verso Rolla , e genuflessa implora che gli si palesi
il suo fatale destino. Non più resiste il Peruviano e l'av-
venuto espone. Cade priva di sensi la sventurata Donna
jfra le braccia dell' amico , ed ambi esprimono una commo-
vente situazione d' animo . R.iavutasi appena la misera , al
tenero figlio che a lei dappresso la fida Aciloe custudi-
-^^ce , si rivolge lo abbraccia , ed a Rolla lo presenta sup-
plicandolo ad aver cura di lui , che presto resterà orfano
anche della madre . La costernazione in ognuno si accre-
sce , ed è vano ogni tentativo per indurla a sperare. Rol-
la ne piange , ed alfine crede miglior partito il ricordare a
Cora gli estremi cenni di x\lonzo , prima partisse per la
5^
battaglia. Infuria essa alP inattesa proposta, inorridisce, e
tal diventa quasi delirio T invada . In Rolla altro più non
ravvisa che il traditore del marito 5 contro lui scaglia le
più fiere invettive, e giura piuttosto perire unitamente al
figlio, che aderire all' abborrito progetto. Rolla tenta ogni
mezzo di scolparsi , ma tutto è vano, che la fremente Don-
na non ascoltando che la propria disperazione , rapidamen-
te s' invola col figlio . Rolla rimane in un profondo abat-
timento 5 rimessosi alquanto , dopo breve rillesso , risoluto
parte .
ATTO QUARTO
Interno di un Palazzo di delizie degi' Incas, di cui
si sono impadroniti gli Spagnuoli , e che serve
loro di Quartiere .
Notte .
lonzo fra le Guardie condotto da Almagro e dal
fratello di Pizzaro s' introduce nel luogo del suo carcere .
Almagro prima di lasciarlo gli fa palese la Sentenza contro
lui emanata dal consiglio di guerra per la quale è condan-
nato a morte come traditore della Patria . Imperterrito ri-
mane il Prigioniero, e solo si duole di essere un tempo
stato loro compagno . Carlo ad Alonzo legato per anti-
ca amicizia cerca di ammolire il cuore del compagno ma
invano, e fiero 1' uno, addolorato V altro, abbandonano l'in-
felice, che nel carcere s'inoltra lasciando travedere che da
niun altro duolo ò oppresso che dalla rimembranza della mo-
glie , e del figlio de' quali rimane per lui dubbia la sorte ;
ciò per altro tanto V opprime che in un cupo abbattimen-
to si avvolge, e cosi si asside sopra una panca. Si presen-
ta Rolla al primo ingresso del carcere in abito Spagnuolo,
e franco s' inoltra salutando dignitoso la Sentinella, che
qual Uffiziale de' suoi lo onora ^ gira d' intorno avvedu-
tamente gli sguardi , onde conoscere il carcere d' Alonzo ,
e persuaso di esser giunto al segno entra sicuro ; ivi vedu-
55
lo tosto r amicd ,' gioisce di non essersi Ingannato . Alotizo
«cosso dall'improvviso calpestio, si volge verso dove muo-
ve, e vedendo chi gli stende giulivo le braccia, rimane
sorpreso , e ad un tempo atterrito per il periglio cui lo
vede esposto . Lo riconforta Rolla , e gl' impone d' indos-
sarsi le mentite vesti colle quali esso stesso si è introdotto,
e tosto fugf^ire. B.icusa con fermezza Alonzo di accettare si
generosa offerta, che esporrebbe a certa morte 1' amico, ma
questi tanto insìste , ed ora rappresentandogli lo stato de-
plorabile della moglie e del figlio , ora la propria risolu-
zione di non partirsi più da quel luogo in qual siasi even-
to, cosi lo piega, che trovasi costretto ad accettare il pro-
getto, e cambiate le vestimeiita dopo un tenero abbraccio
si dividono gli amici . Solo Pvolla rimasto gioisce dell' av-
venuto , che gli salva e ridona la stima di tutti coloro che
gli son cari , Dopo però aver dato luogo a s\ dolci imma-
gini , arresta il pensieie sul presente suo stato , nè più dii-
l3Ìtando sulla salvezza d' Alonzo , determina d' occuparsi del-
la propria , ed a ciò eseguire chiama risoluto la Sentinella,
e gli fa conoscere 1' avvenuto cambio . Rimane questa sor-
presa ed avvilita conoscendo inevitabile la sua perdita , ma
Rolla la conforta, e doni gli promette, e ricompense, e
sicurezza se si appresti a fng^nr seco . Non sa sulle prime
decidersi il Soldato ma alla fine al suo meglio riflettendo
si getta nelle braccia del generoso Peruviano ed assieme
s' involano . Dopo ciò dal corpo di guardia vengono Sol-
dati per dar cambio alla Sentinella del Carcere , si sor-
prendono nel non trovarla al posto , e cercano ove sia, e
sin dentro lo stesso carcere 3 ma la sorpresa si fa mag^
giore non rinvenendo nè la sentinella nò il carcerato . Si
chiama all' armi , e tosto giungono Uffizìali , e Pizzaro i-
stesso . Un Soldato narra quanto gli ò venuto di ocular-
mente conoscere . Infuria Pizzaro, ed ordina che a tutta pos-
sa s' inseguano i fuggitivi, ed egli stesso colle sue guar-
die parte »
56
ATTO QUINTO
Montuosa praticabile .
Notte con Luna*
Cora col figlio lentamente s'aggira, incerta ove ri-
volgere gli erranti suoi passi . Il piccolo Fernando però
stanco ed assonnito gli chiede riposo ; acconsente essa al-
l'inchiesta di buona voglia, ed adagiatolo infra un cespu-
glio al suo fianco s' asside , ed intanto il pensiero conduce
al presente suo doloroso stato . Sulle cime de' vicini monti
apparisce in questo mentre Alonzo, che cerca ricondursi
inIVa i suoi fratelli . Questo oggetto si presenta agii occhi
di Cora , che mentre i proprj pensieri andava pascendo, or
verso 1' una parte, or verso l'altra girava gli sguardi*
Tuttoché non riconosca qual sia 1' uomo ctie verso lei si
appressa , pure un secreto moto pare le presagisca grade-
vole avvenimento. Più si avvicina Alonzo, più le sue idee
sembrano avvalorarsi in proprio favore, sicché per non ri-
lardare V avvicinamento di colui verso il quale sembra i-
gnota forza la tragga, corre al figlio, per toglierlo ove si
trova, e seco condurlo, ma vedendolo dormiente, non du-
bita di ivi lasciarlo , e sola andarsene incontro a co-
lui, che ancora non sa essere il suo Sposo. Appena Cora
si è allontanata che vengono in quel luogo due Soldati
Spagnuoli , che hanno smarrito il cammino ; e mentre cer-
cano qual essere puote la via da condur loro ai compagni,
scoprono il Fanciullo giacente . A tal vista mille pensieri
s'allacciano alla loro mente, ma ninno curandone, l'uno
risolve di seco trarlo al Campo; noi vorrebbe l'altro^ ed
anzi cerca dissuaderne il compagno; il contrasto prosegue j
ma alla fine si rapisce il fanciullo . Cora comparisce sulle
eminenze più vicine, e s'incontra con Alonzo. Si abbrac-
ciano , e danno a conoscere il comune giubilo . Nel discen-
dere al piano narra lo sposo come sia avvenuta la sua li-
berazione per eroico tratto di Rolla, e ciò confonde, e
commove la tenera consorte , quale però appena tocca il
piano , non rammenta che il figlio , e corre con Alonzo a
rintracciarlo. Ma quale terribile affanno colpisce entrambi ,
allorché non trovano il piccolo Fernando , ma solo il ve-
lo , di cui era ricoperto. Le smanie a cui si abbandona la
madre sono eccedenti , ne vale la tenerezza dello Sposo a
calmarla . Sopraggiungono alcuni Soldati Peruviani , che
mentre scoprono Alonzo , giulivi a lui corrono incontro ,
ma ben tosto s' attristano al sentire la luttuosa sciagura,
che l'opprime assieme colla sua compagna, la quale di-^
chiara di voler quivi finire i suoi giorni . Son vane le pro-
teste degli amici di adoperarsi nel momento a rintracciargli
il figlio ^ Le sue smanie non cessano , talché gli é d' uopo,
per consiglio di Alonzo, di usare la forza per distoglierla
da quei luoghi , e condurla a Quito , verso dove alcuni
con lei , ed Alonzo stesso si avviano , mentre altri per di-
verse vie corrono in traccia dello smarrito fanciullo .
Ciò dopo comparisce in quel luogo Rolla ed il suo
compagno, cercando ivi uno scampo dai Spagnuoli, che
loro iuseguono ; e mentre cercano per maggior sicurezza
luogo ove più. internarsi , s'incontrano ne' due Soldati Spa-
gnuoli , che seco aveano il piccolo Fernando , e i quali ivi
ritornavano , per non aver ritrovata via , onde sortirne .
Appena Rolla vede il Fanciullo , che tosto il riconosce pel
figlio d' Alonzo . Freme al vederlo nelle mani de' suoi ne-r
mici ^ glielo strappa , e a un tratto fugge . Nello scorrere
le colline , s' avviene in Pizzaro , che ver quei luoghi si
era diretto con un Corpo di Cavalleria , onde inseguire
il fuggitivo Alonzo . Le spoglie , di cui Rolla è ricoper-^
to fa, che egli sia creduto appunto quel che si cerca, e
corron tutti per arrestarlo . Ma il valoroso Peruviano ,
postosi sugli omeri il fanciullo , balza di rupe in rupe ,
onde porsi in salvo . Pizzaro a meglio riuscir nell' impre-
sa , ordina ad alcuni soldati di por piede a terra , e
d' inseguire il fuggitivo , anche fra dirupi , onde averlo
nelle mani , o vivo , o morto . Giunto Rolla alla cima di
un Colle ove copiosa caduta d' acque vieta proseguire più
oltre il cammino trovandosi avere cosi vicini li Spagnuoli ,
da non poter quasi aver scampo , non mai staccando dal-^
le sue spalle il fanciullo , risoluto , ad un ramo d' albe-
58
ro si appiglia, e coli' ajuto di questi dall' un colle all'ala
tro tragitta. Gli Spagnuoli vedendo di non poterlo rag-
giiignere, scaricano verso Rolla le loro armi, ne rimane
ferito, e cade; ma pronto si rialza, e senza lasciare per
un istante il fanciullo, benché stentatamente, giunge a; sal-
varsi. Pizzaro all' udire de' colpi di lucile gioisce credendo
compiuti i suoi cenni, ma allorché dai suoi, che giungo-
no, ode, che quantunque ferito, pure il fuggitivo si è
posto in salvo, smania , e s' adira, e alla fine risolve di
avventurare l' assalto della Città, per eseguire il quale tu t-?
ti partono .
A T T O S E S T O.
Interno del l^empio del Sole .
^^taliba ed il popolo entrano nel Tempio ad implo-
rare 1' assistenza del Nume per il periglio in cui trovansi
stante la perdita de' Duci dell' Esercito 1' uno fatto prigio-
ne, l'altro smarrito. 11 E.e accostasi all' ara , e schiuse le
corthie che coprono la radiante immagine della Divinità si
prostra assieme cogli altri per adorarla . In questo devoto
istante sopraggiungono Alonzo e Cora , quali portano la
gioia in tutti gli astanti , che 1' improvviso arrivo riguar-
dano come speciale lavore del Nume . Il P\.e non cessa dal-
l' esprimere il suo contento verso di Alonzo con replicati
abbracci; ma quale al gaudio subentra ribrezzo allorché o-
desi la sgraziata perdita del piccolo Fernando, ed allorché
si scopre la desolante situazione dell' inconsolabile madre ;
tutti a lei intorno si alfollano onde distorla dal pianto ,
ma invano . In mezzo a sì tristo quadro entra Rolla palli-
do, e vacillante avente fra le braccia il figlio dell'amico,
a tale arrivo cangian d' aspetto gli astanti tutti , ed a ter-
ror cupo si abbandonano alla vista fatale. Il Guerriero non
curando alcuno, solo si volge a Cora, e verso lei barcol-
lando si dirigge per deporre a' di lei piedi il salvato fan-
ciullo ; Essa stupefatta, e da mille affetti sorpresa afferra
}ym tosto il figlio, e a se lo stringe, e di fervidi baci lo ba-
^9 .
gna ^ ne mai sazia di accarezzarlo , quand' ceco che nel mi-
rare con appassionato sguardo il riavuto bene lo scorge di
sangue intriso, orrenda vista, cui non regge cuor di madre
che teme perdere il figlio al punto stesso che gli viene resti-
tuito, da se lo stacca, e si arretra, quasi restando immobile;
ma 1' Eroe che lo salvò toglie ogni materno affanno assi-
curando che Fernando è illeso , e che il sangue di cui è
lordo è sangue delle sue ferite . Cora si rianima e torna
ad abbracciare il figlio . Rolla si strascina per abbracciare
esso pure il tenero frutto di sue imprese , ma cade ai pie-
di della madre che il tiene , e muore . Quadro di coster-
nazione universale quale si cangia in altro ben piìi terri-
bile all' arrivo di alcuni Peruviani , che annunziano al Re
che la Città è assalita dagli Spagnuoli , e dal sopraggiun-
ger d' altri che palesano superata la Città dai nemici ed in
pericolo il Tempio . Il cannone che già vicino si sente
verifica gli avvisi, e tutti anima alla difesa del suo R.e ,
s' affolla già ognuno per andare incontro al suo destino ,
ma il cannone più forte incalza ^ e sì dappresso, che crol-
la parte del Tempio , ed entrano alcuni de' vincitori, men-
tre altri si vedono scorrere la Città devastata. Diversi ana-
loghi gruppi si formano dai Personaggi, e termina F azione.